DIRITTI, FAMIGLIA, INTERNET, MINORI

Genitori ai tempi di internet

Cari genitori, ci siamo mai fermati a pensare a quale sia la nostra responsabilità nell’uso che i nostri figli fanno di internet?

Abbiamo mai pensato in che modo valorizzare l’utilizzo di questo strumento riconoscendolo sì come mezzo di comunicazione globalizzante, ma dando il giusto peso al vuoto e ai muri che l’utilizzo di uno smartphone può creare nella quotidianità dei nostri figli? Ci siamo mai interrogati sulla capacità nostra di adulti di spiegare appieno questa dimensione “virtuale” – ma pur sempre reale – e soprattutto ci siamo chiesti quanto di questo sistema – con tutti i suoi valori, dubbi, significati – abbiamo trasmesso e quotidianamente trasmettiamo ai nostri figli? Ci siamo davvero fermati a osservare che tipo di modello siamo? Abbiamo gli occhi accorti a vedere i loro comportamenti on line e le orecchie aperte ad accogliere i loro silenzi?

Siamo sicuri che comprendono il significato di ogni parola, messaggio, battutina o foto? Sanno che ognuna di queste azioni può portare a conseguenze che probabilmente in prima battuta non si aspettano? Sanno distinguere entrambe le facce della medaglia?

L’uso di internet, ed in generale degli strumenti di comunicazione telematica, se da un lato costituisce esercizio del diritto di libertà di espressione (e in particolare del diritto di informazione e comunicazione) dall’altro va bilanciato con la tutela della dignità e della reputazione della persona di cui si parla, la quale ha il diritto a non subire interferenze e lesioni alla propria sfera privata.

Tale bilanciamento è ancora più doveroso ove le parti siano soggetti di minore età: fermo restando il riconoscimento e l’importanza della rete telematica quale mezzo di informazione, formazione, comunicazione e interazione sociale bisogna tuttavia porre l’attenzione sui pericoli derivanti dall’uso anomalo e/o dall’esposizione mediatica che tale utilizzo improprio può causare fino a compromettere il sano sviluppo psicofisico del minore che veda lesa la propria integrità personale.

Dobbiamo quindi garantire – all’interno di una sana crescita e di un corretto percorso di formazione personale del minore – che lo stesso acquisisca le necessarie competenze, digitali e non, per – da un lato – impedirgli di essere vittima di abuso di internet da parte di terzi e – dall’altro – per comprendere il significato e le conseguenze del proprio modo di rapportarsi e utilizzare gli strumenti informatici e telematici.

Noi genitori abbiamo quindi una doppia responsabilità strettamente connessa all’estrema pericolosità di tale sistema di comunicazione e alla potenzialmente incontrollabile diffusione dei suoi contenuti: educare i nostri figli ad un corretto utilizzo di tali mezzi di comunicazione e compiere un’attenta attività di vigilanza e controllo delle modalità di utilizzo.

Sulla base di tali considerazioni il Tribunale di Caltanissetta, con sentenza dell’8 ottobre 2019, considerata l’anomala condotta posta in essere dal minore (che in concorso con altri minori con condotte reiterate e utilizzando Whatsapp molestava una minore in modo tale da causarle un perdurante e grave stato di ansia e paura tale da costringerla a modificare le proprie abitudini di vita) e avuto riguardo anche all’intrinseca pericolosità del mezzo utilizzato, ha ritenuto opportuno incaricare il Servizio Sociale competente territorialmente per lo svolgimento di attività di monitoraggio e supporto del minore e del genitore anche al fine di verificare le capacità educative e di vigilanza di quest’ultimo.

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